Spalla congelata e dolore notturno: cosa succede all’articolazione
La spalla congelata, conosciuta a livello internazionale come frozen shoulder, è la patologia più frequente della spalla. Se hai una problematica a questa articolazione, è molto probabile che si tratti proprio di questo disturbo. È una condizione tipica dell’età compresa tra i 40 e i 60 anni, e colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini.
Ad oggi si tende a preferire la definizione di “spalla congelata” rispetto a quella di “capsulite adesiva”. Sta prendendo piede, infatti, una visione più globale di questa patologia, che riguarda anche tutta una componente endocrinologica e un discorso ormonale. Spesso si tratta di pazienti che presentano anche ipercolesterolemia, diabete o altre patologie associate. Nel caso delle donne, inoltre, il disturbo è frequentemente legato al periodo della menopausa (prima, durante e dopo).
Rigidità e dolore: come si manifesta
Cosa succede all’articolazione? La spalla improvvisamente inizia a irrigidirsi e il paziente comincia a sentire dolore. Questi due elementi possono comparire insieme o in fasi distinte.
Esistono infatti diversi quadri clinici:
- Forme in cui è presente molto dolore a fronte di una leggera rigidità.
- Forme in cui domina una grande rigidità mentre il dolore è meno intenso.
- Forme molto acute in cui si creano contemporaneamente entrambe le situazioni.
Si sa ancora poco sulle cause esatte dell’insorgenza, anche se iniziano a esserci le prime evidenze, ma si sa molto bene come si cura.
La gestione clinica della spalla congelata
Nella stragrande maggioranza dei casi (più del 90%), la spalla congelata si risolve efficacemente con la riabilitazione, associata se necessario a infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi. Il cortisone è molto importante in questa specifica patologia, ma va infiltrato direttamente nell’articolazione per agire a livello locale, ed è preferibile rispetto all’assunzione per bocca.
La chiave del trattamento è la mobilizzazione precoce: non bisogna aspettare di aver finito il ciclo di infiltrazioni, ma occorre lavorare in parallelo. Nei casi in cui la rigidità è molto importante e il paziente si dimostra estremamente sensibile, è utile associare anche una terapia in acqua (idrokinesiterapia).
Il superamento del “No Pain, No Gain”
Chi soffre di spalla congelata avverte molto dolore e sviluppa spesso paura del movimento. La fisioterapia è fondamentale proprio per ridare fiducia al paziente e guidarlo nel recupero, senza mai forzarlo.
Il vecchio principio del “no pain, no gain” (nessun risultato senza dolore) è ampiamente sorpassato. Questi pazienti hanno bisogno di una terapia molto dolce e controllata, con mobilizzazioni che si mantengono sempre entro i limiti della tolleranza e che non vanno mai a esacerbare il dolore. L’applicazione di forze controllate permette di accorciare i tempi di limitazione e recuperare la mobilità in totale sicurezza.
Se ti è stata diagnosticata una spalla congelata, se il dolore notturno non ti fa dormire o se senti il braccio sempre più bloccato nei movimenti quotidiani, puoi fare una valutazione specialistica in studio. Ricevo a Roma Nord, in zona Montesacro (Via Veglia).

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